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recensioni musicali
ARISA «Amami Tour» @ Napoli [recensione Live]
È sempre difficile recensire i concerti. Perché ogni esibizione ha una carica emozionale diversa per ognuno degli ascoltatori. Questa volta, però, mi riesce estremamente semplice. Ho speso anni e anni della mia vita a chiedermi perché Arisa si portasse addosso la pesante etichetta di «quella strana» dei tempi di Sincerità. Poi è arrivato Victor victoria e una svolta: la sua voce utilizzata per delle cover fenomenali, la consapevolezza della femminilità e delle proprie possibilità. Poi è arrivato Sanremo e un album capolavoro come l’ispiratissimo Amami. La dimensione dal vivo è un concentrato di tutte queste parti della sua personalità, elevate all’ennesima potenza. Un Teatro Bellini trepidante d’emozione accoglie con calore prima la giovane emergente a cui spetta il compito di aprire lo show, Naif (che stupisce tutti per la particolarità vocale e di songwriting), e poi la donna della serata, che seduta su una poltrona di gran classe apre lo show con la title-track del suo ultimo disco. Powered by Web Agency Leggi tutto... Aggiungi commento
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Il 3 settembre 2011 io dovevo essere a Taormina. Lì doveva esserci anche la mia attuale ragazza siciliana (che in teoria avrei conosciuto dal vivo là). Il mio essere discontinuo però, mi ha fottuto come sempre, non mi son più organizzato per la partenza e vabè. Da quel giorno ad oggi ho sempre avuto la sensazione di essermi perso qualcosa di importante. Sempre.Gli artisti italiani, troppo spesso, rilasciano materiale insensato. Alternano un album di studio ad una raccolta che nulla di nuovo aggiunge alla precedente, live inutili, dvd prodotti male e raffazzonati giusto per battere cassa.
Arrivo al palapartenope scettico. Anzi, di più. È la data napoletana del Solo Tour 2.0, il tour che supporta, appunto, l'album «Solo 2.0» di Marco Mengoni, un upgrade del personaggio da talent (grazie al cielo ce lo stiamo dimenticando, ma Marco ha vinto X Factor 3), il primo album full lenght, un disco ben scritto, cantato prodotto e suonato (anche se mixato male, ma questa non è la recensione dell'album, quindi evito). Qualche settimana prima del concerto, mi arriva una mail da una mia amica: «Mm, vedi quello che devi fare per andare a vedere Mengoni al palapartenope.». Così, preso dalla curiosità e colta l'occasione dell'accredito stampa, arrivo a questo concerto con tutto il fare rompicoglioni che soltanto io quando scrivo le recensioni per iPodmania so avere. La gente c'è, l'impianto scenico e sonoro è di altissimo livello, una band fenomenale con un suono estremamente rock e con l'aggiunta di un elemento addetto alla sezione elettronica e alla programmazione di strumenti e synth aggiuntivi all'assetto elettrico del palco.
Sono nel letto, l'unica luce nella stanza è quella dell'iPad con il quale sto' scrivendo questa recensione e Lorenzo, il mio piccolino dorme beato a pochi metri da me. Quale migliore occasione per scrivere la recensione di quest'album dalla copertina un po' inquetante: una rosa bianca grondante di sangue, impiccata ad una lunga corda, il tutto su sfondo nero. Certo la copertina dell'album non è invitante all'acquisto, dovendo comprare prodotto musicale partendo dalla copertina forse ci penserei sù due volte, e sarebbe un vero peccato. Gli U'Papun sono forti!
Guardando il mio portacd, si nota la completa eterogeneità di genere e di artisti. È in ordine alfabetico, ordinato in maniera maniacale. Ma ci sono artisti che si ripetono da anni, anche se sembrano lontani dal mio background musicale. Di Giorgia, ridendo e scherzando, ho tutti i dischi, a partire dal suo Greatest Hits Le cose non vanno mai come credi del 2001 in poi (zompando a piè pari le superraccoltone da 34cd, che trovo abbastanza stucchevoli da par mio) compresi quei capolavori assoluti che sono Ladra Di Vento e soprattutto Mtv UNplugged Giorgia, due dei dischi che hanno cambiato la mia adolescenza. Così, per il mio ultimo compleanno, i miei amati genitori che della musica che mi piace non han mai capito niente, han deciso di andare sul sicuro e regalarmi Dietro le apparenze, l’ultima fatica discografica della cantante più brava d’Italia, questo è poco ma sicuro. Il disco è strano, un team tutto nuovo: lo stesso che, di fatto, che ha fatto grande la carriera di Tiziano Ferro: stessi musicisti, stesso produttore (Michele Canova Iorfida, un mago del pop, ora possiamo dirlo), stesso manager e stesso grafico, addirittura.
È ancora possibile fare musica in maniera semplice? Senza suoni patinati, complesse orchestrazioni, sterili perfezionismi, cellophane sonori capaci di rendere plastico ogni suono? A quanto pare si, e ne abbiamo la dimostrazione con l'album di cui sto per scrivere. Il mio primo ascolto è avvenuto in un treno, che mi portava al provino per Italia's Got Talent. Arrivato là, c'erano centinaia di sedicenti cantanti (me compreso), una ventina di Michael Jackson, tre Vasco Rossi e due Zucchero. Proprio là, in questo gruppone assurdo di "talenti" mi venne da chiedermi cosa sia il talento in Italia, se chiunque creda di avere talento, perchè così sembrava. Poi però ci sono sorprese come questo album, È, il primo per la Sugar della ventenne cantautrice Biscegliese Erica Mou. Una simpatica ragazzina che a 18 anni è salita su un palco, e a 19 ha vinto i premi più importanti nel contesto cantautorale italiano. E che dopo l'esordio indipendente entra nella scuderia di Caterina Caselli per pubblicare un album intenso, imperfetto, atipico e genuino. Inizia con un fruscio. Un fruscio di registrazione, uno di quelli che io quando registro butto ore ed ore per cancellare, in questo disco non solo è lasciato al suo ruolo di disturbatore, ma addirittura apre l'album. Mi è bastato per farmi innamorare delle canzoni che lo hanno seguito.
L'Italia è un paese pieno di buona musica. Lo credo seriamente. Dobbiamo cercarla. Una perla della nostra nazione è la band di cui sto per parlare, capace di fare bella musica, non commerciale ma commerciabile, interessante, tecnicamente alta e allo stesso tempo pop. I Subsonica (o SubsOnicA, come piace scrivere a me, riprendendo la grafia dalle copertine dei loro dischi), che sono in tour in tutta Italia per suonare i successi del loro ultimo, bellissimo, album Eden. Il 22 Luglio 2011, hanno infiammato l'ArenileReload di Bagnoli (Napoli), con i fan vogliosissimi delle loro note, ad attenderli mentre il sole tramontava sul mare che distava non più di venti, trenta metri dal palco (perché là il primo spettacolo è la location, va detto).
Alcuni talenti restano nell’ombra.
No, ma sei di parte. Gli …a toys orchestra ti piacciono troppo.
Da una settimana, quasi, è nato un piccolo caso su radio e web. Nella programmazione radiofonica italiana ha fatto il suo ingresso un nuovo programma di Radio DeeJay. Cosa c'è di strano? Il programma è A Tu Per Gu, un'ora e mezza di diretta con la star di YouTube Guglielmo Scilla, in arte
Se dico Vasco, cosa vi viene in mente? Stadi stracolmi, magliette con le scritte delle canzoni, titoli improbabili contenenti espressioni di uso comune? No, a me non viene in mente soltanto lui, ma anche una giovane leva della musica italiana, uno degli autori più affascinanti che il cantautorato dei nostri giorni possa vantare: Vasco Brondi, ovvero Le Luci Della Centrale Elettrica. Uno che già il nome è una forma di poesia. Dopo l’esordio Canzoni da spiaggia deturpata, il ferrarese giunge al suo secondo album, che già “è sempre il più difficile nella carriera di un artista”, come direbbe CapaRezza, ed è difficile soprattutto se il tuo esordio è valso cinque stelle di critica in ogni recensione o quasi. Per ora noi la chiameremo felicità porta la musica di LeLuci ad un livello diverso, composto da più strati, leggermente più melodica. Canzoni brevi, fulminee, ed intense.
Ebbene sì, ieri è ricominciata la kermesse musicale più importante dello stivale. Il festival di Sanremo. Hate it or Love it, non se ne può fare a meno. O meglio, se ne può benissimo fare a meno, ma perchè farne a meno? Ecco che anche quest’anno, arrivano puntuali le pagelle di iPodmania allo spettacolo e alle canzoni, in rigoroso ordine alfabetico, con tanto di canzone “sostitutiva”.
Era difficile. Per carità del Cielo provateci voi. Provate a passare dallo status di band indipendente e semisconosciuta a grande rivelazione mainstream del rock (o presunto tale) italiano. È precisamente quello che hanno passato i negramaro. Sei ragazzi salentini, di certo talentuosi, di certo meritevoli. Dopo chilometri macinati, un Sanremo perso per sbaglio, dischi di platino da riempirci tutte le pareti del mio soggiorno (ch’è bello grande, tralaltro) e dopo aver suonato a San Siro (che è un po' più grande anche del mio soggiorno) arrivano al loro quarto (quinto, considerando la versione autoprodotta del primo album come un album a se) album: Casa 69.
Non ho resistito lo confesso era da tempo che aspettavo il nuovo album di Jovanotti, Ora. Safari mi era, anzi mi piace molto, è uno dei miei album preferiti, quindi l'aspettativa su questo nuovo lavoro era ovviamente altissima. Questa mattina appena alzato mi sono recato al mio negozio di dischi di fiducia (iTunes) ed ho acquistato Ora senza neanche ascoltare l'anteprima dei brani. Ora è stato la colonna sonora della colazione di questa mattina, anzi tutto l'amore che ho è stato la colonna sonora della colazione, poiché mio figlio Lorenzo (3 anni) ha voluto ascoltare solo quella (anche perché è la seconda nell'album e quindi non abbiamo sentito altro), divertito cantava una parte del ritornello che probabilmente gli è rimasta più impressa "… non ha prezzo, non ha prezzo". Una volta accompagnato a scuola Lorenzo (sempre ascoltando tutto l'amore che ho), sono riuscito a proseguire l'ascolto di Ora. Lo stupore durante l'ascolto è stato totale, ogni brano è diverso dall'altro, ogni brano è ricco di sonorità, tutte diverse tra di loro, ogni brano è come se fosse un viaggio, anche se poi un "accenno" a Safari in alcuni brani è comunque inevitabile, ma questo non preclude l'originalità del lavoro realizzato da Jovanotti (che ha suonato praticamente quasi tutto da solo) e i suoi fidati collaboratori.
Alcuni artisti sono difficili da localizzare nell’ormai assurdo e sconfinato panorama musicale italiano. Difficili da etichettare, rinchiudere in una definizione, magari sterile e fine a se stessa. Tra queste certamente c’è una delle (poche) cantautrici italiane di talento spuntate fuori in Italia negli ultimi 10 anni, senza che fosse necessario diventare amici di Marie o possedere fattori X, Y o Z. Si chiama L’Aura. Che ora non si chiama più L’Aura. Come spiega lei stessa sul suo blog, era troppo spesso confondibile con Pausini, Bono, Luca (non conoscete Laura Luca? Sanremo 1978. “
Questa recensione si apre con un minimo di polemica. Il disco che sto per recensire è “Teenage Dream” di Katy Perry. L’ho comprato durante il mio viaggio a Londra, e l’ho pagato 9.99£, che in euro sarebbe intorno ai 13€. Lo stesso album (nella versione base, la stessa che ho comprato io) in Italia costa 21€. La versione Deluxe, invece (2 cd) in UK costa 14.99£ (17€), in Italia 24€. Parliamone. Non è normale tutto ciò. Il disco è lo stesso, le canzoni pure. Ma in Italia la versione base costa più che la deluxe in Inghilterra. Bah. Intanto l’ho comprato e ce l’ho qua. Con le sue 12 canzoni niente male, la copertina sexy con quel gran pezzo di ragazza della signora Brand e il profumo di Fragola che si sparge nell’aria (nel bollino c’è scritto “Cotton Candy Scented”, ed infatti il booklet è profumato di Zucchero Filato). Tutto è basato, così come dice il titolo, sull’adolescenza. Sogni di amori che non arriveranno, di storie assurde e serate all’estremo. La cosa bella di questo album e che lo differenzia dal resto del “bubble-gum pop” americano è il concetto di base suddiviso in tanti altri concetti. Mi spiego: il concetto dell’adolescenza ha diverse sfaccettature ed ogni brano ha un’idea alla base.
Dopo aver recensito/stroncato/distrutto
Dire che la musica italiana sia un’accozzaglia spesso tutta uguale e senza fantasia, ormai non è un’offesa verso il mondo musicale del bel paese bensì una triste verità. Ogni tanto, però, appare un artista, due magari, che cambiano qualcosa. Qualche anno fa, sul palco dell’Ariston notammo una ragazza che cantò divinamente una canzone scritta benissimo, e il suo primo album ricevette consensi di critica unanimi da ogni dove (tipo 4.5 stelle su 5 e “Miglior Album del 2009” per iPodmania.it, vantiamoci un po')
Ehm. Ehm. Ehm. Quando si ascolta il nome “Claudio Baglioni” non si può fare a meno di dire ALMENO Ehm. Parliamo di un cantautore storico per la musica italiana. Un caposaldo del pop nello stivale. Un vocalist invidiabile (uno che una volta a settimana va dal foniatra, per intenderci).